La coscienza alimentare

Il dietologo è un professionista che dovrebbe essere impiegato per casi realmente gravi. In altre parole: l’obesità si cura con il dietologo, il sovrappeso con la coscienza alimentare.
Perché le risorse che un dietologo offre a un cliente non sono in grado di risolvere i piccoli problemi che generalmente sono la causa principale del sovrappeso. Il sovrappeso è spesso il risultato di una serie di piccoli comportamenti errati; con poco tempo a disposizione per le visite, con programmi alimentari standard e con consigli non personalizzati si possono rimuovere, spesso solo temporaneamente, solo alcuni dei problemi.
Iniziare capendo la differenza fondamentale fra scienza dell’alimentazione e dietologia è già una gran cosa.
Troppo spesso si pensa che mangiare sano con voglia dire mangiare bene. Niente di più errato. Perché un insieme di cibi sani non fa un’alimentazione sana. Infatti si può eccedere per quantità oppure per varietà
Ma capita la differenza, si può partire.
Fase 1: per avere un ottimo rapporto con il cibo e non vederlo come nemico è necessario: non demonizzare nessun cibo.
Quello che conta è la quantità assunta nel nostro piano, ma eliminare del tutto alimenti o classi di alimenti per aderire a linee di pensiero è scientificamente discutibile. A turno ogni cibo è stato demonizzato (carne, latte e formaggi, verdure a foglia larga, zucchero, dolci, grassi animali, uova ecc.) credendo ingenuamente di trovare la salute eterna. In realtà dal punto di vista scientifico ogni eliminazione si risolve in una castrazione delle proprie possibilità alimentari, ingenerando nuovi problemi.
Non demonizzare nessun cibo vuol dire non escludere cibi che comunque piacciono solo sperando che la propria vita possa migliorare. L’alimentazione non cura tutto, anzi spesso non cura nulla. Si noti la finezza logica: chi mangia male sicuramente vivrà male, ma chi mangia bene non può sperare di essersi assicurato il paradiso. Mangiare male vuol dire nutrirsi con non-cibi, cioè con sostanze elaborate chimicamente e andare in sovrappeso.
Fase 2: è ormai chiaro che per andare avanti occorre capire cosa si mangia e quanto si mangia.
Ogni coscienza alimentare deve arrivare alla definizione del proprio fabbisogno calorico quotidiano.
Ma quante persone lo conoscono? La percentuale non è bassa, ma il vero fabbisogno quotidiano è quello che ci permette di conservare il nostro peso forma, non quello che dicono libri ed esperti.
Fase 3: il passo successivo è quello di essere in grado di controllare la propria assunzione quotidiana di cibo.
Se molti sanno che più o meno il loro fabbisogno è di tot calorie, pochi sanno quante ne assumono durante la giornata. Occorre pertanto essere in grado di leggere un’etichetta e saper consultare le tabelle caloriche.
Fase 4: i cibi non sono tutti uguali, occorre infatti capire di cosa sono fatti, riferendosi ai carboidrati, proteine e grassi. In ogni caso per progredire è necessario che ognuno identifichi la propria alimentazione con la ripartizione dei macronutrienti.
Fase 5: occorre conoscere i non cibi e gli additivi sospetti. I non cibi per eccellenza sono la margarina e i grassi vegetali.
Queste sostanze di natura chimica, non sono ben riconosciute dal nostro corpo. Inoltre la loro presenza è indice di prodotti di scarsa qualità. Gli additivi sospetti sono pochi e basta leggere la nostra carta degli addittivi per conoscerli ed evitarli.



















































